Guglielmo Marino

9.7.1921 - 5.2.2002



Dice di Lui la giornalista Marcella Pedone:

Guglielmo Marino,
maestro italico-mediterraneo
. Non occorre andare in India a sedersi davanti a qualche Maestro-Guru-Avatar. Ci sono cellule-fari splendenti anche in Italia. Un tempo nascosti in templi segreti, adesso usciti all’aperto per il loro momento d’azione.
Strano, questo nostro paese, capace di ogni eccesso, fermento, regalo... “Guglielmo”: Lo chiamiamo cosí, come lui vuole, ma in realtà sembra non avere nome. È solo “Lui”, non può essere circoscritto da un nome banale.
Il suo nome potrebbe avere solo senso “botanico”, cosí come si battezza un fiore solo per distinguerlo da un altro simile. Potremmo chiamarlo Maestro o Magister, ma lui non vuole; quanto meno potremmo chiamarlo: “Fratello Maggiore”.

Da dove viene, non si sa. Dove andrà è sconosciuto. O, chissà, forse congioirà, in Etere, fra gli “Spiriti magni”.
No, lui dice d’essere soltanto: “eterno scolaro e operaio dello spirito”. Passerà fra noi, ma non senza lasciare profonda traccia e qualche ferita.
È nato in qualche luogo ed ha studiato non si sa dove. Ma tutto ciò non ha importanza in lui. Ciò che vale in lui: la sua maturazione di carattere universale, come universale è la dinamica del suo intelletto, che ha imparato a risplendere.

Dove si è distillato?
Quante vite e razze perdute sono le componenti della sua essenza?
Sfugge al giudizio, ma non sa piú giudicare. Comprende.
Lui sa e può rispondere su tutto: sembra essere una “memoria vivente” dell’essere umano. È sicuro su tutto sebbene si esprima cosí: “io penso che... azzarderei a dire che”… Difatti è maestro di Libertà.

Gli è nota qualunque corrente filosofica che venga dall’Oriente o dall’Occidente, di qualunque epoca. Conosce:
- la genetica e l’astronomia, la fisica dell’atomo
- la Vibrazione prima-ultima;
- l’Etere connettivo nel fenomeno del Medionismo, della cellula,
questa sconosciuta;
- i “canoni primi” del Sanscrito e l’imponderabile Zen;
- l’opera dei “Nove Arcangeli primi” esecutori all’Origine della Manifestazione;
- la nascita del primo filo d’erba, del primo lichene e le contrazioni del primo anellide;
- sa il perché della costellazione ormonale del corpo umano;
- il segreto della crescita del cristallo e la scomparsa delle razze di Mu e di Lemuria, fino all’origine degli Etruschi.

Fermamente caustico, contesta a suo modo:
- l’aspetto militante-coercitivo delle religioni, e quello dottrinale che impone “la fede cieca senza conoscenza” nel cofanetto del “mistero della fede”;
- la politica “in versione prostituta, ai vari livelli, parassita,protesa unicamente alla salvaguardia del “seggio nella Gran Volta macrocefala” (nel Parlamento);
- il culturale becero-nozionistico (spesso inquinato dall’ideologia partitocratica, ciascuno la sua) dato per Cultura;
- lo “scempio della vita in pattumiere per feti”;
- l’assenza dell’educazione sanitaria e sessuale;
- ogni voce nemica, anticrescita dell’uomo in quanto UOMO;
- il “biblico che, secondo lui “presunto sacrorivelato”, adottato al centro-fulcro della Dottrina cattolica, contamina, inquina il Vangelo e attarda la crescita dei battezzati in Cristo”.

Conosce Trismegisto, Akenathon, Pitagora, Aulukya, l’Olimpo esoterico, Buddha, Cristo pre e post Grotta di Betlemme, Plotino, Apollonio di Tiana, Eckhart, Samkara, Lao-tzu, Dante templare e fedele d’amore, Leonardo, Giordano Bruno, Foscolo, Crookes, Aurobindo, Einstein, Assagioli.

È un moderno pitagorico.

Ha il senso della struttura e destino delle Galassie, su su fino alla Mente e allo Spirito. Può darsi che conosca anche sé stesso e il suo sogno... C’è qualche risposta che non può dare. È un asceta della Mente: conosce e va solo all’essenziale, senza sprechi. I suoi libri ti costringono ad arare in profondità il tuo campo, e a ripassarlo con frese ed erpici, finché la piú piccola zolla sia sminuzzata e pronta per la semenza.

La sua prosa: supercondensata e (quantunque lui ne dubiti) perfetta di sintassi, responsabilizzante, infallibile nell’uso delle parole misurate nel loro significato all’origine. Nessuna concessione, nessuna slittatura.

I suoi libri si leggono tenendo il testo con una mano e con l’altra una sensibile bilancia su cui si pesano e ripesano parole, frasi, quali frutta di un albero fecondo. Ci costringe a stare ben attenti nell’uso delle parole: lui le conosce nell’intima intelligenza e nel loro peso specifico, non le inganna.

L’errata valutazione della dinamica mentale di Guglielmo Marino, eventualmente promossa dalla nostra ritrosia a responsabilizzarci, potrebbe causarci asintonia stizzosa, una sorta di muta rivalità e tra le righe, anche l’invito dello stesso autore a rigettare la sua opera.
Scarno poeta: la sua prosa è traversata spesso da un sorprendente filone d’oro di asciutto lirismo ma sempre pervasa da un silenzioso ardore quale rogo che arde e non si consuma.

Inflessibile compagno di viaggio, cammina con noi e, se si accorge di procedere troppo veloce, quantunque sia contrario al sostare in attesa della nave in coda al convoglio, torna spesso indietro a prenderci.
Non ride: sorride. È fanciullo antico, nostalgico dell’Innocenza primEva, ma, a un tempo, è “sazio di anni”, severo e caustico. È lievito per la razza umana. Lavora dentro alla nostra massa compatta e reticente, ci fermenta, ne cambia la struttura per poterci sollevare a piú rarefatti livelli.
È anche un delicatissimo e spietato laser, che viviseziona, scarta partidi rifiuto e ricuce solo le parti nobili ed utili.
Fruga, scalza la rozza scorza e sotto mette a nudo piccole perle e pietre preziose che sono ben nostre, ma che non conoscevamo.
Lui ha ali. Sul vasto mare della Vita fertile di plancton, cui sembra essere destinato un prodigioso avvenire, egli volteggia basso a guidarne e custodirne l’evoluzione. Ben conscio di questo suo compito esaltante e per donarsi senza limiti, si è messo l’ali...

È proprio tutto “umano”?
Forse una missione generosa lo ha caricato di responsabilità e doveri.
La sua Conoscenza ci lascia talora stecchiti.
Può rispondere a tutto. “È un Mostro Sacro”? Non venerabile, sarebbe assurdo: fa parte di noi.
È la nostra Sintesi e la nostra Volontà di Potenza... Guglielmo Marino: “maestro italico-mediterraneo”.

Marcella Pedone